Mercato · 1 maggio 2026 · 27 min di lettura

Perché l'extravergine non tornerà a 3 €/kg: il mercato ha cambiato regime

Una tesi, i dati che la sostengono e una previsione quantitativa. Il prezzo dell'olio extravergine di oliva ha cambiato regime, non ciclo. Anche se il prossimo raccolto sarà buono, i 3 €/kg all'origine appartengono a un mondo che non esiste più.

Perché l'extravergine non tornerà a 3 €/kg: il mercato ha cambiato regime

Al 20 aprile 2026, l’olio extravergine di oliva quota 4,29 €/kg all’origine in Spagna. Sei anni fa, nella stessa settimana, quotava 2,07 €/kg. Due anni fa, ad aprile 2024, 7,80 €/kg. La conclusione rapida è che stiamo tornando alla “normalità”.

La mia tesi: quella normalità non esiste più. E chi pianifica il 2026-27 con in testa il prezzo del 2019 sbaglierà.

Non per scarsità. Il raccolto spagnolo 25/26 si avvia a chiudere tra 1,28 e 1,35 milioni di tonnellate e i satelliti indicano che il 26/27 può essere solido, senza essere da record. Il prezzo non resterà alto per colpa dell’offerta, ma perché il pavimento sotto il quale l’EVO non può quotare in modo sostenuto si è spostato in modo permanente. È ciò che sosterrò qui, con i dati.

Una nota di metodo: tutta la serie dei prezzi spagnoli di questo articolo viene dai rapporti ufficiali settimanali che la Commissione Europea pubblica dal 2000. È la fonte con la copertura più lunga e la metodologia più stabile, e quella che permette di confrontare il 2026 con il 2003 senza trucchi.

Ventisei anni di prezzi in un grafico

Prima di entrare nei cinque dati, guardate il film completo. Ogni punto è un mese; la linea è il prezzo medio dell’EVO all’origine in Spagna da gennaio 2000 ad aprile 2026. La linea rossa a 3 €/kg è la cifra a cui mezzo settore crede che il prezzo tornerà.

Prezzo medio mensile dell'EVO all'origine in Spagna (€/100 kg). Fonte: Commissione Europea, rapporti ufficiali settimanali. Linea rossa: livello di 3 €/kg.
Prezzo medio mensile dell'EVO all'origine in Spagna, 2000-2026
Serie 2000-012000-022000-032000-042000-052000-062000-072000-082000-092000-102000-112000-122001-012001-022001-032001-042001-052001-062001-072001-082001-092001-102001-112001-122002-012002-022002-032002-042002-052002-062002-072002-082002-092002-102002-112002-122003-012003-022003-032003-042003-052003-062003-072003-082003-092003-102003-112003-122004-012004-022004-032004-042004-052004-062004-072004-082004-092004-102004-112004-122005-012005-022005-032005-042005-052005-062005-072005-082005-092005-102005-112005-122006-012006-022006-032006-042006-052006-062006-072006-082006-092006-102006-112006-122007-012007-022007-032007-042007-052007-062007-072007-082007-092007-102007-112007-122008-012008-022008-032008-042008-052008-062008-072008-082008-092008-102008-112008-122009-012009-022009-032009-042009-052009-062009-072009-082009-092009-102009-112009-122010-012010-022010-032010-042010-052010-062010-072010-082010-092010-102010-112010-122011-012011-022011-032011-042011-052011-062011-072011-082011-092011-102011-112011-122012-012012-022012-032012-042012-052012-062012-072012-082012-092012-102012-112012-122013-012013-022013-032013-042013-052013-062013-072013-082013-092013-102013-112013-122014-012014-022014-032014-042014-052014-062014-072014-082014-092014-102014-112014-122015-012015-022015-032015-042015-052015-062015-072015-082015-092015-102015-112015-122016-012016-022016-032016-042016-052016-062016-072016-082016-092016-102016-112016-122017-012017-022017-032017-042017-052017-062017-072017-082017-092017-102017-112017-122018-012018-022018-032018-042018-052018-062018-072018-082018-092018-102018-112018-122019-012019-022019-032019-042019-052019-062019-072019-082019-092019-102019-112019-122020-012020-022020-032020-042020-052020-062020-072020-082020-092020-102020-112020-122021-012021-022021-032021-042021-052021-062021-072021-082021-092021-102021-112021-122022-012022-022022-032022-042022-052022-062022-072022-082022-092022-102022-112022-122023-012023-022023-032023-042023-052023-062023-072023-082023-092023-102023-112023-122024-012024-022024-032024-042024-052024-062024-072024-082024-092024-102024-112024-122025-012025-022025-032025-042025-052025-062025-072025-082025-092025-102025-112025-122026-012026-022026-032026-04
€ / 100 kg 218.5215.2205.2191.4180.2165.1167.1176.9175.2172.5169.8169.3163.3162.1163.1167.7170.5167.9167.5170.8182.1204.1191.8180.5187.8185.6186.5184.2175.4176.5181.8185.9189.3185184.2188.7190192.1194.4196.6204.3212.5231244.4268.5263.9253.2211.4202.2230.8241261.5265.4262.4256.4251.9242.2239.5234.2236.8256.4271.2275.7277.4277.3278287.3317.2360.3403384.4382.5421416.9399.9355.1325.9305.5314.9314.8291.7261.3259.6253.7250.5258.8269.3269255.9243.1236.8234.5240.3242.8258.4261.4264.7262.9260.9249.3241.7239.1239.2236.3233226219.7207.1194.8198187.8181.2176.4187.6197.5232.6248.5239.8221.3207.4207.9208.8210.4212208.1203.1200.7199.6199.1198.4201.7204.3198.8201.8201.9201.1199.9197.6197.4196.7191.6193.2195.2192.1183.8183.2181.6180.4179.4178.3183.2211248.2253.7245.6246.4290.6295292.5285270.8274.4271.3263.5257.5238.8233.2216207.4210.2207.5205.2204.2213.5240.1261.7270.4267.9285303.5325.1325.6323.2333350352.9376412.4399.4377.4330.2307.1327.4328.3323318.3303.7303.1312.5316.5320.7319.8332.4346.1359.5381.2384.2389.3400.5396.5385.2382.6376.2374.4363.7359.1362.4355.1320.9304.4274272.7280.2277.4277.8268276.4283.5270.6267.6253.7239.4233.6221.1229.2228224.6214.7214.4216.6212.3211214.6208.3205.9202.1197.4204.5212.9224.4240.5252.2253.3266274.9303.3335.3332.7328.9323.5327.4320.8316.9326.6331.6326.8354.9342.2339.9337.5358.1375.7395.3451.8483.3526.6530.4524.7524.1530.8585.7630.8722.9784.8838812.7779.1826.8896.9885.4852.8766.9794.6802.3731.8699.7738.8723.9597.2486.8436.2420.3398.4388.8360.4361370.6384.7416.7424.2435444.7434.6435.9431.7427.6

Tre decenni in un tratto. Cinque episodi segnano il film:

  • 2005-2006: picco transitorio a 4,21 €/kg per una grave siccità in Andalusia. Raccolto 04/05 corto. Il mercato lo assorbe in due anni.
  • 2014-2017: campagne irregolari in Spagna e in Italia. Il prezzo medio sale da 2,30 a 4,00 €/kg. Poi torna a distendersi.
  • 2019-2020: sovrapproduzione 18/19 (1,79 Mt). Minimo a 1,77 €/kg. Oliveto tradizionale sull’orlo del tracollo.
  • 2022-2024: triplo shock — siccità persistente, costi dell’energia e consumo interno che tirano verso il basso contemporaneamente. Il prezzo arriva a 8,97 €/kg a gennaio 2024.
  • 2025-2026: correzione dal picco, ma il prezzo si stabilizza a 4,00-4,50 €/kg, non a 2,00-3,00 €/kg.

Quattordici anni (2000-2013) a quotare tra 1,60 e 2,80 €/kg. Una transizione (2014-2017) che tasta i 3-4 €/kg. Una correzione al ribasso (2018-2020). E la rottura: dalla fine del 2021 il prezzo esce dall’intervallo storico e non ci torna. Il picco del 2024 è l’anomalia dentro l’anomalia. Ma anche il pavimento —la linea sotto la quale non scende— è più alto che in qualsiasi momento precedente.

Andiamo ai dati che spiegano perché.

Dato 1 — Il minimo si è spostato più del massimo

Quando qualcuno dice “scenderà”, presume che il prezzo oscilli intorno a una media storica fissa. È ragionevole, ed è ciò che fanno quasi tutte le commodity agricole. Ma non è ciò che ha fatto l’EVO.

Se dividiamo i 26 anni della serie in tre periodi:

PeriodoMedia EVO all’origineMinimo mensileMassimo mensile
2000-20102,32 €/kg1,624,21
2011-20202,71 €/kg1,784,12
2021-20265,00 €/kg2,538,97

Fonte: Commissione Europea, rapporti ufficiali del mercato spagnolo, medie mensili 2000-2026.

Degli ultimi 64 mesi, solo 3 hanno chiuso sotto i 3 €/kg. L’ultimo, marzo 2021.

Il massimo dell’ultimo periodo —8,97 €/kg a gennaio 2024— attira l’attenzione. Ma il dato che conta è nella colonna del minimo. Nel decennio precedente, due mesi su tre chiudevano sotto quella cifra. Oggi, nemmeno uno su venti.

La domanda non è se il prezzo possa toccare i 3 €/kg —può, è successo tre volte—. È se possa restarci. E la risposta della serie è no: quando li tocca, rimbalza. Il settore scopre da cinque anni che il tetto è più alto. Ciò che non ha ancora finito di incorporare è che lo è anche il pavimento.

Se guardiamo gli ultimi dodici mesi —raccolti che si normalizzano, costi assestati al rialzo, esportazioni che tirano—, il minimo mensile è stato 3,60 €/kg a maggio 2025. Da allora il prezzo è rimbalzato ogni mese e si è stabilizzato intorno a 4,30 €/kg nel 2026. È un pavimento testato: il prezzo l’ha toccato, non ha retto lì, è risalito.

Le quattro ragioni seguenti spiegano perché.

Dato 2 — Il raccolto 25/26 è buono, ma i magazzini non si svuotano

L’Agenzia spagnola di Informazione e Controllo Alimentare (AICA) pubblica ogni mese il bilancio dell’olio spagnolo: scorte iniziali, produzione del mese, importazioni, uscite (consumo interno + esportazioni) e scorte finali. È la radiografia più affidabile di ciò che il settore ha in casa.

CampagnaProduzioneImportazioniConsumo internoEsportazioniScorte a fine campagna
19/201.1252486301.008491
20/211.3901835431.098424
21/221.4932135951.080455
22/23666215349739248
23/24856243400760187
24/251.4192054921.029291
25/26*1.277*139*270*493*945 (al 1-mar-26)

Cifre in migliaia di tonnellate. Fonte: AICA, bilancio mensile dell’olio, dati al 1° marzo 2026. La campagna 25/26 è in corso (6 mesi su 12, ottobre 2025 - marzo 2026).

A prima vista, le 945 kt in magazzino al 1° marzo 2026 sembrano molto olio. Ma il dato va confrontato con la stessa data degli anni precedenti, non con la fine campagna: al 1° marzo 2025 c’erano 1.010 kt in magazzino (anche allora campagna buona), e al 1° marzo 2024 ce n’erano 658 kt (dopo una campagna cattiva). Il livello attuale non è eccezionale: è ciò che ci si aspetta nel mese di picco dello stoccaggio.

Ciò che conta è quanto resterà a settembre. E qui bisogna essere onesti con i conti: il 25/26 procede con un ritmo di uscite (consumo + esportazione) di 122 kt al mese, non delle 130-140 kt tipiche delle campagne pre-shock. Se estrapoliamo il ritmo attuale ai sei mesi restanti —e aggiungiamo un po’ di produzione tardiva e di importazioni—, le scorte finali di settembre 2026 saranno intorno a 380-450 kt. È una chiusura comoda, non tesa: sopra la media recente, anche se molto lontana dall’1 Mt e oltre del 18/19. Solo se le uscite accelerassero oltre il ritmo attuale vedremmo una chiusura tesa (250-350 kt), e ciò richiederebbe una ripresa del consumo interno che oggi nei dati non si vede.

E sotto la cifra delle scorte c’è una causa strutturale più importante: il consumo interno spagnolo non si è ripreso. Da 630 kt nel 19/20 siamo passati a 492 kt nel 24/25, e il 25/26 procede a un ritmo equivalente. È un calo del 15-20% che non mostra segni di inversione. Lo chiamano distruzione della domanda: il consumatore si è abituato a comprare meno quando l’olio era caro, e non è tornato ai volumi precedenti quando è sceso.

La conseguenza per il prezzo si vede meglio in un altro indicatore: il rapporto uscite/produzione. Nelle campagne pre-2022, le uscite annue superavano chiaramente la produzione (offerta maggiore della domanda → pressione ribassista sul prezzo). Dal 22/23, esce all’incirca quanto entra, e anche meno. Il sistema svuota ciò che produce senza accumulare eccedenze strutturali; le scorte comode di 380-450 kt non sono un’eccedenza speculativa, sono il ponte operativo tra una campagna e l’altra.

Bilancio AICA per campagna, in migliaia di tonnellate. Produzione e scorte finali raccontano l'offerta; esportazioni e consumo interno raccontano le uscite. Fonte: AICA, dati a marzo 2026.
Produzione, esportazione, consumo interno e scorte finali per campagna
Serie 19/2020/2121/2222/2323/2424/2525/26*
Produzione 11251390149366685614191277
Esportazioni 1008109810807397601029493
Consumo interno 630543595349400492270
Scorte finali (25/26 in corso, dato al 1-mar-2026) 491424455248187291945

Questo significa che anche con un buon raccolto il sistema assorbe meno olio sul mercato interno rispetto a cinque anni fa. La dipendenza dall’export è maggiore. E come vedremo nella prossima sezione, quella dipendenza non è un problema: è proprio il meccanismo che sostiene il prezzo all’origine.

Chi compra l’olio che gli spagnoli non consumano più

La risposta breve a “come regge il prezzo se gli spagnoli consumano il 20% in meno?” ha un nome. Anzi, dodici.

Principali destinazioni dell’olio spagnolo per valore esportato, confrontando 2014, 2019 e 2024:

Destinazione2014 (M€)2019 (M€)2024 (M€)Δ 2014→2024
Italia1.1849051.530+29 %
Stati Uniti2764031.013×3,7
Francia214252633×3,0
Portogallo248279491×2,0
Regno Unito117132305×2,6
Australia5472197×3,7
Messico2944172×5,9
Germania2758159×5,8
Giappone80147152×1,9
Cina72109141×2,0
Brasile4854102×2,1
Corea del Sud283696×3,5

Fonte: Eurostat-COMEXT, esportazioni spagnole HS 1509, valore in milioni di euro.

Valore esportato di olio d'oliva spagnolo per destinazione, in milioni di euro. Fonte: Eurostat-COMEXT.
Evoluzione del valore esportato di olio spagnolo per destinazione, 2014-2024
Serie ItaliaUSAFranciaPortogalloRegno UnitoAustraliaMessicoGermaniaGiapponeCinaBrasileCorea
2014 118427621424811754292780724828
2019 9054032522791327244581471095436
2024 1530101363349130519717215915214110296

L’Italia resta il primo cliente, anche se buona parte di quell’olio viene riconfezionata ed esce nel mondo con bandiera italiana. Ma la vera novità sta più sotto: gli Stati Uniti hanno quadruplicato i loro acquisti in un decennio e sono già il secondo cliente, pagando prezzi FOB alti per un’origine documentata. E i mercati secondari crescono a velocità di cui il settore parla appena: Messico ×5,9. Australia e USA ×3,7. Corea ×3,5. Sommati, sono oltre 1.500 M€ in più che nel 2014 non esistevano.

Ora l’altra dimensione, quella che chiude il cerchio: il prezzo che il compratore internazionale paga per l’origine Spagna, rispetto a quanto paga per origini alternative. Il confronto va fatto con cautela — il prezzo FOB totale mescola sfuso, confezionato, biologico e marca, quindi non è direttamente confrontabile con il prezzo al frantoio. Ma è confrontabile tra origini.

A gennaio 2026, i prezzi CIF UE dell’olio extravergine (codice doganale NC 150920) per paese d’origine extracomunitario sono stati:

OriginePrezzo CIF UEVolume mese
Tunisia3,71 €/kg12.926 t
Marocco3,83 €/kg1.109 t
Algeria3,99 €/kg22 t
Turchia8,93 €/kg108 t

Fonte: Eurostat-COMEXT NC 150920, gennaio 2026.

Il prezzo spagnolo all’origine, quella stessa settimana, era 4,30 €/kg al frantoio. Quando un imbottigliatore europeo decide da chi comprare, la domanda non è se la Tunisia costi meno —costa meno, 0,55-0,60 €/kg— ma se il premio per l’origine spagnola continui a valere la pena. La risposta del mercato, mese dopo mese dal 2024, è sì: la Tunisia vende tutto ciò che produce a prezzo Tunisia, e la Spagna vende tutto ciò che produce a prezzo Spagna. Non c’è uno spostamento massiccio delle vendite. Il premio per tracciabilità, denominazione e costanza di qualità è reale e persistente.

È questo che sostiene il pavimento al frantoio. Finché i dodici paesi della tabella precedente continueranno a comprare origine Spagna anche con un’alternativa più economica, il produttore spagnolo ha potere negoziale. Il giorno in cui quel premio si eroderà —il Marocco che scala i volumi, certificazioni europee che riconoscono la Tunisia come equivalente, o un cambio tariffario— il pavimento scenderà. Oggi non è questa la situazione.

L’elefante italiano nella stanza

Quando si parla del prezzo spagnolo, quasi nessuno guarda al prezzo italiano. È un errore. L’Italia produce 200-300 kt l’anno in quelli buoni, importa il doppio della Spagna e riesporta in 130 paesi con i propri marchi. Ciò che succede con il raccolto italiano 26/27 condiziona direttamente la pressione d’acquisto sull’origine Spagna.

Ecco cosa dicono oggi i prezzi ufficiali e i satelliti:

IndicatoreSpagna (apr 2026)Italia (apr 2026)
Prezzo EVO all’origine4,28 €/kg6,63 €/kg
Spread Italia–Spagna+2,35 €/kg
SAVI Calabria aprile(non applicabile)0,393 (vs 0,426 nel 2025)
SAVI Sicilia aprile(non applicabile)0,392 (vs 0,411 nel 2025)
SAVI Toscana aprile(non applicabile)0,375 (vs 0,437 nel 2025)
SAVI Puglia aprile(non applicabile)0,375 (vs 0,364 nel 2025)

Fonti: Commissione Europea (prezzi), Sentinel-2/Copernicus (SAVI). Dati di aprile 2026.

Due letture. Prima: l’Italia paga già il 55% in più della Spagna per il suo olio all’origine. Il produttore italiano incassa 6,63 €/kg mentre quello spagnolo incassa 4,28. È questo divario estremo che porterà gli imbottigliatori italiani —Monini, Filippo Berio, Bertolli— a comprare più olio spagnolo del solito per tutto il 26/27, per diluire il loro costo medio. Il prezzo all’origine in Spagna non ha bisogno di salire per l’Italia: basta che si mantenga perché l’Italia resti un compratore strutturale a questi prezzi.

Seconda: il satellite italiano indica un raccolto 26/27 debole. Calabria, Sicilia e Toscana —che insieme producono il 65% dell’olio italiano— segnano ad aprile un SAVI inferiore al 2025. Solo la Puglia migliora leggermente. Se il raccolto italiano 26/27 scendesse a 200-220 kt (campagne tipo 22/23), la pressione d’acquisto sull’origine Spagna aumenterebbe proprio quando il raccolto spagnolo dovrebbe allentare il prezzo. Le due forze in parte si annullano, e questo aiuta a capire perché gli intervalli di prezzo spagnolo che sosterrò nella conclusione sono centrati, non ribassisti.

Il meccanismo concreto del pavimento: cooperative che trattengono

Quando si dice “il produttore non accetta più di vendere sotto il suo costo”, la domanda legittima è: chi, in pratica, difende quel pavimento? La risposta ha nome e cognome.

Il settore oleario spagnolo è cooperativo per circa il 70% del volume totale. Le grandi —DCOOP (che integra Hojiblanca dal 2013), Jaencoop, Olivar de Segura, Acorsa— concentrano centinaia di frantoi, migliaia di agricoltori e, soprattutto, capacità di stoccaggio, finanziamento e disciplina commerciale. Quando il prezzo scende sotto il costo percepito, non serve coordinare 200.000 olivicoltori: basta che una decina di grandi cooperative decida di non vendere.

Quella ritenzione al frantoio è il meccanismo concreto con cui il pavimento si difende. L’abbiamo visto nel 24/25: con prezzi all’origine tra 3,60 e 4,00 €/kg a maggio-luglio 2025, il settore ha tenuto in magazzino durante l’estate più olio del previsto. Le grandi cooperative possono permetterselo perché hanno accesso a linee di credito con l’olio come garanzia. Un singolo frantoio no. Un olivicoltore da solo, ancora meno.

Finché l’attuale struttura cooperativa reggerà —e non c’è motivo di pensare che si romperà a breve—, il pavimento al frantoio è difeso istituzionalmente. Si rompe solo se le cooperative si dividono, se il credito bancario si restringe o se un crollo estremo della domanda costringe a vendere d’urgenza. Nessuno dei tre scenari è probabile oggi.

Dato 3 — I satelliti indicano un raccolto 26/27 solido, non da record

Il SAVI (Soil-Adjusted Vegetation Index) misura il vigore dell’albero correggendo il rumore del suolo —rumore importante nell’oliveto tradizionale con sesti larghi e copertura arborea parziale—, ed è l’indice più affidabile per questa morfologia colturale. I dati primaverili correlano ragionevolmente con la produzione che si raccoglierà in autunno-inverno. Olearia elabora settimanalmente i dati Sentinel-2 di Copernicus con filtraggio delle nuvole e correzione di qualità.

Una nota tecnica per il lettore che conosce il settore: abbiamo ripetuto questa analisi con l’NDVI —l’indice che la Junta de Andalucía e la maggior parte dei rapporti pubblici riportano di solito—. Le conclusioni direzionali sono identiche (l’ordine relativo tra anni e province si mantiene, il 2023 resta il peggiore e il 2026 resta buono), ma i valori assoluti sono meno confrontabili con quelli pubblicati dalle amministrazioni. Manteniamo il SAVI come metrica principale perché si adatta meglio all’oliveto tradizionale spagnolo.

Ecco cosa vedono i satelliti ad aprile 2026 rispetto agli aprili precedenti, nelle cinque province olivicole spagnole con più peso produttivo:

Provinciaapr 2022apr 2023apr 2024apr 2025apr 2026
Jaén0,2620,2100,2770,2610,281
Córdoba0,2900,2690,3410,3250,336
Siviglia0,3090,2450,3320,3310,314
Málaga0,2780,2420,2940,3300,335
Granada0,2120,1980,2520,2290,238

Fonte: Sentinel-2/Copernicus, aggregati settimanali per regione NUTS-3, SAVI medio pulito. In grassetto, minimo e massimo di ogni provincia. I dati di aprile 2026 coprono le prime tre settimane del mese.

SAVI medio di aprile per provincia olivicola (più alto = più vigore dell'albero). Fonte: Sentinel-2/Copernicus.
SAVI medio di aprile per provincia, 2022-2026
Serie JaénCórdobaSivigliaMálagaGranada
Apr 2022 0.2620.290.3090.2780.212
Apr 2023 0.210.2690.2450.2420.198
Apr 2024 0.2770.3410.3320.2940.252
Apr 2025 0.2610.3250.3310.330.229
Apr 2026 0.2810.3360.3140.3350.238

La lettura del satellite è sfumata e conviene raccontarla così. Jaén e Málaga segnano il massimo ad aprile 2026, confermando un vigore dell’albero superiore a qualsiasi aprile precedente. Córdoba, Siviglia e Granada, invece, sono al livello o leggermente sotto aprile 2024, che è stato l’ultimo anno buono precedente. Non è un raccolto da record in formazione: è un raccolto solido e geograficamente disuguale, con l’est dell’oliveto in situazione migliore del medio Guadalquivir.

C’è un secondo dato che aggiunge contesto e obbliga a una spiegazione onesta. L’NDWI —l’indice che misura l’acqua disponibile nella pianta— segna il massimo storico ad aprile 2026 in tutte e cinque le province, senza eccezioni: 0,054 a Jaén, 0,124 a Córdoba, 0,101 a Siviglia, 0,118 a Málaga, 0,144 a Granada. La pianta ha più acqua che in qualsiasi altro aprile della serie.

Perché allora il SAVI non segna anch’esso il massimo? L’apparente contraddizione ha tre spiegazioni plausibili, e probabilmente operano tutte e tre insieme:

  1. Fioritura tardiva. Le temperature di marzo 2026 sono state miti: l’albero ha sviluppato meno biomassa di quanto la disponibilità idrica consentirebbe, e ha ancora margine durante maggio-giugno. Il SAVI di aprile può non riflettere tutto ciò che l’albero produrrà.
  2. Danni da caldo del 2025. L’estate e l’ondata di calore del 2025 hanno lasciato alberi stressati. Il recupero della biomassa è asimmetrico: si riguadagna lentamente ciò che si perde in poche settimane. La pianta ha acqua per il 2026, ma parte del potenziale produttivo si è deciso l’estate precedente.
  3. Alternanza di produzione. Dopo un buon 25/26, una parte dell’oliveto tradizionale alterna ed entra in un anno di “scarica”. È un comportamento strutturale, non una patologia.

Combinando SAVI, NDWI, i dati degli invasi e le sfumature precedenti, il raccolto spagnolo 26/27 dovrebbe muoversi nell’intervallo 1,3-1,5 Mt, simile o un po’ migliore del 24/25. Buono, senza essere da record. Se la fioritura sfrutta bene l’acqua disponibile e maggio non porta colpi di calore, potrebbe sorprendere al rialzo fino a 1,55-1,6 Mt. Se arriva un caldo estremo a maggio o giugno, scende facilmente a 1,1-1,2 Mt. La media delle due possibilità resta un buon raccolto. Questo dovrebbe allentare il prezzo. Lo allenterà, in parte. Ma non a 3 €/kg, ed è qui che arriviamo alla meccanica strutturale.

Dato 4 — Ha piovuto bene, ma il termometro continua a salire

Il raccolto dell’oliveto non lo decidono gli invasi, lo decidono pioggia e temperatura. Gli invasi sono la conseguenza. Olearia elabora dati climatici giornalieri dal 2000 nelle otto province olivicole spagnole. Ecco cosa dicono della pioggia cumulata nell’anno idrologico (ottobre-aprile):

ProvinciaMedia 2001-20202023 (siccità)202420252026Δ 2026 vs media
Siviglia474438539928653+38 %
Granada525433521557707+35 %
Córdoba476442581760635+33 %
Málaga505341459651597+18 %
Jaén516383506546595+15 %

Fonte: dati climatici giornalieri aggregati all’anno idrologico (1 ott - 30 apr). Media di riferimento 2001-2020.

Precipitazioni cumulate dell'anno idrologico (ott-apr), in millimetri. Fonte: dati climatici giornalieri elaborati da Olearia.
Pioggia cumulata ott-apr per provincia olivicola, 2023-2026
Serie 2023202420252026
Siviglia 438539928653
Granada 433521557707
Córdoba 442581760635
Málaga 341459651597
Jaén 383506546595

Nell’anno idrologico 25-26 è piovuto tra il 15% e il 38% sopra la media storica. Siviglia e Granada superano i 650 mm, valori che non si vedevano dal 2010-2011. Per prospettiva: nel 2023 —l’anno del raccolto catastrofico da 666 kt— Málaga ha raccolto appena 341 mm, il 32% sotto la media. Tra quel disastro e il momento attuale ci sono 250-300 mm di pioggia in più, e si vede nel SAVI, nell’NDWI e negli invasi, che nel 2026 sono al 64-87% a seconda della provincia (Huelva 87%, Siviglia 83%, Córdoba 78%, Jaén 65%, Granada 54%), contro il 26-37% del 2023.

Ma la pioggia è solo metà della storia. L’altra è la temperatura, e lì i dati sono meno rassicuranti. Aprile 2026 è stato tra 1,4 e 3,2 °C più caldo della media storica nelle cinque province. Granada e Jaén —che producono più della metà dell’olio spagnolo— hanno registrato aprili 3 gradi sopra la norma. Il catastrofico aprile 2023 era solo 1,5-2 °C sopra quello attuale: la temperatura di fioritura non è più catastrofica, ma è in territorio di rischio. Un colpo di calore a maggio, scenario tutt’altro che improbabile, può compromettere parte dell’allegagione per quanta acqua ci sia nel suolo. E la serie lunga è uniforme: i giorni di stress termico a Siviglia sono passati da 64 nel 2024 a 77 nel 2025, a Córdoba da 62 a 77, a Jaén da 39 a 54.

È questa la tensione strutturale del regime climatico attuale: quando piove, piove molto e tutto insieme; quando fa caldo, fa più caldo di prima e prima nel calendario. La media degli invasi di Siviglia è passata dal 74% nel 1996-2003 al 57% nel 2014-2024 per questa stessa ragione. Un anno buono dopo tre cattivi salva temporaneamente, non riporta la media. E questo rende più cara l’acqua irrigua, più volatile l’asciutto e fa salire i premi assicurativi. Il settore opera con un margine che richiede prezzi più alti per essere sostenibile. Da qui, il punto cinque.

Dato 5 — Il costo di produrre olio è salito in modo permanente

Ecco, probabilmente, il dato meno raccontato del settore.

Eurostat pubblica ogni trimestre gli indici dei prezzi pagati dagli agricoltori in ciascun paese. Base 2020 = 100. Ecco cosa pagano gli olivicoltori spagnoli alla fine del 2025 rispetto al 2020:

InputT4 2020Picco T4 2022T4 2024T4 2025Δ vs 2020
Fertilizzanti azotati98,9300,3149,8173,8+76 %
Fertilizzanti (totale)98,7238,9145,3160,6+63 %
Carburanti95,4208,8137,5135,4+42 %
Energia e lubrificanti98,7188,8137,7131,1+33 %
Paniere totale degli input (Input 1)101,0153,9124,1126,6+25 %

Fonte: Eurostat, Agricultural price indices (apri_pi20_inq), Spagna, indice base 2020 = 100.

Indice dei prezzi degli input agricoli in Spagna, base 2020 = 100. Fonte: Eurostat, dataset apri_pi20_inq.
Indice dei prezzi degli input agricoli in Spagna 2020-2025
Serie Fert. azotatiFertilizzanti (totale)CarburantiEnergia/lubrificantiPaniere totale
T4 2020 98.998.795.498.7101
Picco T4 2022 300.3238.9208.8188.8153.9
T4 2024 149.8145.3137.5137.7124.1
T4 2025 173.8160.6135.4131.1126.6

I fertilizzanti azotati, che sono la voce pesante nell’oliveto ad alta produzione, costano oggi il 76% in più che nel 2020. E sono saliti tra il 2024 e il 2025: quello che sembrava un rientro dallo shock energetico del 2022 si sta invertendo. Carburanti il 42% sopra. Il paniere complessivo degli input il 25% sopra. E niente di tutto questo è tornato ai livelli pre-2021, né c’è motivo di aspettarsi che ci torni: l’energia resta cara, i fertilizzanti dipendono da catene globali sotto tensione e la manodopera agricola in Spagna sale ogni anno.

Tradurre questi indici in €/kg di olio prodotto è difficile perché il settore non ha un costo di produzione aggregato pubblico. La nostra stima, ponderando gli indici Eurostat con la struttura tipica dei costi dell’oliveto tradizionale spagnolo (~30% manodopera, ~20% fertilizzanti, ~15% energia e carburanti, ~10% fitosanitari, ~25% altro), è che il costo per kg di EVO nell’oliveto tradizionale medio sia salito tra 0,40 e 0,60 €/kg rispetto al 2020. Per l’irriguo intensivo, dove fertilizzazione ed energia pesano di più, l’aumento è intorno a 0,50-0,80 €/kg.

Se nel 2019 produrre un chilo d’olio in un oliveto tradizionale costava intorno a 2,30-2,80 €/kg, oggi costa intorno a 2,80-3,40 €/kg. Il prezzo all’origine non può tornare a 3 €/kg senza condannare metà dell’oliveto tradizionale a produrre sotto costo. E gli olivicoltori non accettano più quel prezzo: l’abbiamo visto nelle ultime due campagne, in cui la maggioranza ha trattenuto l’olio al frantoio finché la quotazione non è salita. È un cambiamento di comportamento probabilmente permanente.

Quella ritenzione organizzata è, in pratica, un nuovo pavimento difeso dall’offerta. E finché il costo di produzione salirà più in fretta della quotazione, quel pavimento può solo salire.

C’è un fattore aggiuntivo che il settore sconta poco e che conviene esplicitare: la PAC. Il negoziato della nuova Politica Agricola Comune post-2027 è aperto, e l’oliveto tradizionale spagnolo dipende dal premio a superficie per essere sostenibile a prezzi bassi. Ai prezzi attuali (4-5 €/kg), l’oliveto tradizionale non ha bisogno della PAC per sopravvivere; l’irriguo intensivo, ancora meno. Ciò significa che qualsiasi riforma della PAC nel 2027 sarà conservativa con il premio all’olivo: nessun governo oserà tagliarlo mentre il settore è redditizio, perché sa che uno shock futuro richiederebbe quel sostegno. La PAC, in questo scenario, funziona da stabilizzatore asimmetrico: non spinge il prezzo in alto quando è alto, ma offre un cuscinetto se tornasse a scendere. È un altro strato di sicurezza sotto il pavimento strutturale.

La sfumatura scomoda: cosa potrebbe far crollare il tetto

Abbiamo visto nella sezione “Chi compra l’olio” che la Tunisia esporta EVO nell’UE a 3,71 €/kg (NC 150920) in volumi di 13.000 tonnellate al mese, 0,55-0,60 €/kg sotto il prezzo spagnolo, e che l’imbottigliatore europeo continua comunque a scegliere l’origine Spagna. La domanda giusta, però, è: cosa dovrebbe succedere perché quel premio d’origine si erodesse? Ci sono tre scenari da guardare con calma, perché sono la minaccia reale più grande al tetto —non al pavimento— del prezzo spagnolo.

Primo, la crescita del Marocco. Oggi esporta nell’UE 1.100 t/mese a 3,83 €/kg. Ha giovani impianti intensivi che entrano in produzione e un accordo bilaterale con l’UE che gli concede contingenti preferenziali. Se il Marocco passasse da 1.100 a 5.000 t/mese nei prossimi tre anni —scenario plausibile, non garantito—, l’imbottigliatore europeo avrebbe un’alternativa di qualità equivalente alla Tunisia con volume sufficiente. Sarebbe la maggiore pressione ribassista sul tetto del prezzo spagnolo.

Secondo, la ripresa dell’Algeria e la riattivazione della Siria. L’Algeria oggi esporta quantità aneddotiche (22 t a gennaio), ma ha un enorme patrimonio olivicolo sottoutilizzato. La Siria sta uscendo dal conflitto ed è tornata a esportare nel 2025, anche se a prezzi irrilevanti (1,06 €/kg) per un olio di qualità molto eterogenea. Uno qualsiasi dei due paesi che aggiungesse 50.000 t/anno stabili al mercato europeo sposterebbe il tetto medio in €/kg nel giro di pochi mesi.

Terzo, una decisione politica dell’UE. Il contingente preferenziale per la Tunisia, i dazi sulla Turchia e i trattati con il Marocco sono i muri che sostengono il premio Spagna. Un negoziato tariffario —nel contesto di un accordo mediterraneo più ampio o di pressioni geopolitiche— potrebbe rendere più flessibili quei contingenti e rendere più economica la sostituzione. È uno scenario a bassa probabilità nel 2026, ma non escludibile nel 2027-2028.

La mia lettura: l’attuale concorrenza tunisina è la forza che mette un tetto efficace al prezzo a 5,00-5,50 €/kg salvo raccolto catastrofico. Ma il pavimento di 3,50-3,70 €/kg lo difende il costo di produzione, non il mercato mondiale: anche se la Tunisia esporta molto più a buon mercato, finché produrre olio costerà 2,80-3,40 €/kg in Spagna e gli olivicoltori avranno la capacità di trattenere, il pavimento regge. La minaccia reale al tetto è strutturale; la minaccia al pavimento a breve termine non esiste.

E intanto, sullo scaffale

La trasmissione del prezzo tra l’origine e il supermercato è la conversazione scomoda che il settore rimanda da anni. Eurostat pubblica l’indice armonizzato dei prezzi al consumo di “oli e grassi” in Spagna (sottogruppo CP0115).

Una cautela tecnica prima di leggere la curva: CP0115 include anche olio di girasole, burro e margarina. Ma in Spagna l’olio d’oliva rappresenta la maggior parte del valore del sottogruppo, e i movimenti estremi dell’indice nel 2022-2024 sono perfettamente coerenti con la quotazione dell’olio d’oliva all’origine. Il segnale dell’HICP riflette, nella sostanza, ciò che succede sullo scaffale dell’olio d’oliva. Conviene tenerlo presente per non sovrainterpretare i decimali, ma direzione e ordine di grandezza sono affidabili.

Indice HICP di oli e grassi in Spagna (base 2015=100). Fonte: Eurostat, CP0115.
Indice dei prezzi di oli e grassi in Spagna, 2019-2025
Serie 2019-012019-042019-072019-102020-012020-042020-072020-102021-012021-042021-072021-102022-012022-042022-072022-102023-012023-042023-072023-102024-012024-042024-072024-102025-012025-042025-072025-102025-12
Indice (2015 = 100) 102.599.495.39492.992.491.390.891.796.3110112.4117.8143141.4139.3154.8160.5170.3206.3221.5239.2219.3212.9185.2157.6141.2141.7145.9

Tre cifre raccontano la storia: 93,8 a dicembre 2019. 239,2 ad aprile 2024 (picco). 145,9 a dicembre 2025. Il consumatore spagnolo ha visto l’olio rincarare del 155% in quattro anni, e paga ancora il 56% in più di prima dello shock.

Ora il dettaglio che conta per la tesi: tra il picco di aprile 2024 e dicembre 2025, il prezzo all’origine è sceso del 53%, ma il prezzo al consumo solo del 39%. E da settembre l’HICP ha ricominciato a salire leggermente. La distribuzione sta recuperando margine mentre l’origine si modera. Finché lo scaffale resterà caro, il produttore non accetterà di vendere a poco. È un altro strato del pavimento al frantoio.

Conclusione: nuovo regime, non nuovo ciclo

Mettete insieme i pezzi. La media strutturale è raddoppiata e solo 3 degli ultimi 64 mesi hanno chiuso sotto i 3 €/kg. Il consumo interno spagnolo è calato del 20% e non torna. La mappa dei compratori internazionali si è moltiplicata e il premio per l’origine Spagna rispetto a Tunisia/Marocco resta intatto, mantenendo stabile la pressione d’acquisto. Il raccolto 26/27 sarà solido ma non da record, e il debole raccolto italiano aggiunge pressione sull’origine Spagna. Gli invasi sono pieni, ma il regime idrico è peggiorato strutturalmente. Il costo di produrre un kg di EVO è salito di 0,40-0,80 €/kg rispetto al 2020, lasciando il pavimento di sostenibilità sopra i 3 €/kg. Le grandi cooperative hanno la capacità di trattenere quando serve. La PAC funziona da stabilizzatore asimmetrico. E la distribuzione recupera margine sullo scaffale, alimentando il pavimento al frantoio.

Il minimo degli ultimi dodici mesi è stato 3,60 €/kg a maggio 2025. Da allora il prezzo è rimbalzato ogni mese e si è stabilizzato tra 4,30 e 4,45 €/kg. È un pavimento testato: il prezzo l’ha toccato, non ha retto lì, è risalito. Su questa evidenza, sbilanciandomi con probabilità soggettive:

Scenario centrale (probabilità >70%): l’EVO all’origine in Spagna si muoverà nell’intervallo 3,90-5,20 €/kg per il resto del 2026 e per la maggior parte del 2027. Il pavimento strutturale è a 3,50-3,70 €/kg e, salvo shock, non si romperà al ribasso in modo sostenuto.

Scenari alternativi (probabilità combinata ~25%): discese puntuali sotto i 3,60 €/kg all’inizio della campagna 26/27 se il raccolto sorprende molto al rialzo, o impennate sopra i 5,50 €/kg se l’Italia subisce un raccolto catastrofico o arriva un forte colpo di calore a maggio-giugno 2026.

Scenari estremi (probabilità inferiore al 5% ciascuno): restare stabilmente sotto i 3,00 €/kg richiederebbe un crollo simultaneo dei costi degli input, una sostituzione massiccia con origini terze e il ritorno del consumo ai livelli del 2019. Restare stabilmente sopra i 6,00 €/kg richiederebbe ripetere il triplo shock 2022-2024. Nessuno dei due è all’orizzonte del 2026-2027.

Letta con calma, non è una cattiva notizia. Un settore che incassa sopra il proprio costo di produzione è un settore che investe, si modernizza e dura. La distorsione pericolosa era il mondo dei 2 €/kg, che rovinava il produttore mentre il consumatore pagava 4 €/litro sullo scaffale.

Il male era l’altro scenario.

Come l’abbiamo calcolato

Tutte le cifre di questo articolo sono state generate con query dirette sul database di Olearia Intelligence il 1° maggio 2026. Le fonti:

  • Prezzi EVO Spagna e Italia: Commissione Europea, rapporti ufficiali settimanali del mercato mediterraneo, serie 2000-2026, mercato nazionale medio.
  • Bilancio dell’olio: AICA (Agencia de Información y Control Alimentarios, ministero spagnolo dell’Agricoltura), bilancio mensile. Dati del 25/26 al 1° marzo 2026.
  • Indici di vegetazione e acqua (SAVI, NDVI, NDWI): Sentinel-2 / Copernicus, aggregati settimanali per regione NUTS-3 (Spagna) e per regione produttrice (Italia: Calabria, Puglia, Sicilia, Toscana). Valori puliti, filtrati per nuvole e corretti per qualità. Si privilegia il SAVI sull’NDVI perché corregge il rumore del suolo, rilevante nell’oliveto tradizionale con copertura arborea parziale. L’analisi in NDVI dà conclusioni direzionali identiche.
  • Clima giornaliero: dati giornalieri delle otto province olivicole spagnole (precipitazioni, temperatura, evapotraspirazione, bilancio idrico, rischi termici), serie 2000-2026. Le serie di pioggia si aggregano all’anno idrologico (1 ott - 30 apr) per confrontarle con la dinamica reale del raccolto successivo.
  • Invasi: Confederaciones Hidrográficas (Guadalquivir, Guadiana, Sur), aggregati per provincia olivicola.
  • Costi agricoli: Eurostat, dataset apri_pi20_inq, indice base 2020 = 100. La stima del costo per kg di EVO si ottiene ponderando gli indici con la struttura tipica dei costi dell’oliveto tradizionale spagnolo (~30% manodopera, ~20% fertilizzanti, ~15% energia/carburanti, ~10% fitosanitari, ~25% altro). È una stima, non un dato ufficiale.
  • Esportazioni spagnole: Eurostat-COMEXT e UN-Comtrade, voce HS 1509, totali annui 2000-2025 e dettaglio per paese di destinazione. Sono stati esclusi gli aggregati (INT_EU, EXT_EA, World) per evitare doppi conteggi.
  • Prezzi dei paesi terzi per qualità: Eurostat COMEXT, codici NC 150920 (EVO), 150930 (vergine) e 150990 (lampante e altri), gennaio 2026.
  • Prezzo al consumo: Eurostat, indice armonizzato dei prezzi al consumo (HICP), sottogruppo CP0115 “oli e grassi”, Spagna, base 2015 = 100. CP0115 include anche olio di girasole, burro e margarina, ma l’olio d’oliva rappresenta la maggior parte del valore del sottogruppo in Spagna e le dinamiche estreme del 2022-2024 sono coerenti con la quotazione dell’olio d’oliva all’origine.
  • Cooperativismo e struttura del settore: il dato di “~70% del volume in cooperativa” e i nomi delle grandi cooperative sono riferimenti pubblici del settore (Cooperativas Agro-alimentarias de España, Anierac).

Se volete replicare qualcuno dei grafici con dati più recenti, scriveteci a [email protected].


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Viento del pueblo · 1937

Aceituneros

Miguel Hernández

Andaluces de Jaén,
aceituneros altivos,
decidme en el alma: ¿quién,
quién levantó los olivos?

No los levantó la nada,
ni el dinero, ni el señor,
sino la tierra callada,
el trabajo y el sudor.

Unidos al agua pura
y a los planetas unidos,
los tres dieron la hermosura
de los troncos retorcidos.

Levántate, olivo cano,
dijeron al pie del viento.
Y el olivo alzó una mano
poderosa de cimiento.

Andaluces de Jaén,
aceituneros altivos,
decidme en el alma, ¿quién
amamantó los olivos?

Vuestra sangre, vuestra vida,
no la del explotador
que se enriqueció en la herida
generosa de sudor.

No la del terrateniente
que os sepultó en la pobreza,
que os pisoteó la frente,
que os redujo la cabeza.

Árboles que vuestro afán
consagró al centro del día
eran principio de un pan
que sólo el otro comía.

¡Cuántos siglos de aceituna,
los pies y las manos presos,
sol a sol y luna a luna,
pesan sobre vuestros huesos!

Andaluces de Jaén,
aceituneros altivos,
pregunta mi alma: ¿de quién,
de quién son estos olivos?

Jaén, levántate brava
sobre tus piedras lunares,
no vayas a ser esclava
con todos tus olivares.

Dentro de la claridad
del aceite y sus aromas,
indican tu libertad
la libertad de las lomas.

Dicci

Costruiamo insieme il futuro dell'olio d'oliva.

Tipo